![]() |
| Il nostro appuntamento... con don Cosimo Stellacci |
![]() “don Cosimo Stellacci” a Maria Grazia Grieco Areogramma di una vita racchiusa in due complementi: “DALLA NASCITA…ALLA CHIAMATA”; quella di don Cosimo. Due grafemi dipinti in delicate nuances dall’alunno Girolamo Chiddo, abilmente guidato dalla prof.ssa Annamaria Saracino, simbolicamente abbracciano, lembi di una tela, l’abside della Chiesa dell’istituto Sacro Cuore e i convenuti ad un evento che, malgrado la ritualità annuale, non affievolisce mai la gioia dell’ incontro. Anzi lo accresce di emozioni in nome di un prete umile, semplice, grande: don Cosimo. Il prete ‘scomodo’ che la nuova generazione non ha conosciuto nel suo quotidiano e terreno contributo sociale e religioso. Tanti alunni della “de Renzio”, invece, sanno della sua esistenza ‘scoperta’ grazie a questa manifestazione (di cui si va a recensire) fortemente sostenuta dal Dirigente Scolastico, prof. Filippo Rucci e annualmente organizzata nella scelta della tematica, dei testi, delle musiche, degli alunni/attori dalla prof.ssa Titty Abbatantuono. Il bisogno di ‘riscoprire’ don Cosimo nasce, però soprattutto dalla lodevole posizione deontologica degli “AMICI”, adepti del suo pensiero, che manifestano, con la loro sostanziale disponibilità, il vero senso dell’amore per l’Altro. Il loro tangibile segno - una borsa di studio – premia un alunno/a meritevole della scuola, in un incontro corale da cui si esce arricchiti, tutti, nell’anima. Quando poi questo incontro si realizza, come quest’anno, in un contenitore di spiritualità e di secolare educazione quale è l’Istituto Sacro Cuore, egregiamente diretto dalla Madre Superiora, suor Vincenzina Santo e dalla Preside, suor Gabriella Quatrelli, ecco che si raggiunge la soglia del Bene, si tocca con mano il senso della comunione di intenti. E don Cosimo viveva per questo. Il tema scelto poteva risultare, agli occhi di molti, alquanto insolito: ‘guardare don Cosimo’ nell’ arco di vita precedente la sua chiamata, la sua scelta scoprire lati intimistici del bimbo fragile, del ragazzo timido, dell’adulto ‘pronto’ a piantare ‘la sua nuova tenda’ accanto a Dio. Non è stata affatto una scelta occasionale, semmai al contrario filo conduttore del concetto di MISSIONE. Flash-back di episodiche memorie, raccolte dalla docente Titina Cazzato, offrono spunti di avvio alla manifestazione e tagliano l’oscurità della navata. Solo un fascio di luce, abilmente orientato da Adriano Rucci, “coglie” le parole di tre alunni che, in un immaginario dialogo fra Cosimo e i suoi genitori, presentano frammenti di quotidianità, quadri di esistenza, manciate di amore familiare. Non servivano altri elementi coreografici per ricreare antiche e semplici atmosfere se non le soffuse note di un testo Dylano adattato dai professori Antonio Mancazzo, Maria Lucrezia Napoli, Emanuele Zotti, alle cento voci della Corale della “de Renzio” che hanno vibrato e intenerito i cuori. Dunque la famiglia, gli affetti, i genitori, punto focale e fonte di educazione robusta, spicciola, contadina, ricca di progettualità, efficace seppur priva di decaloghi stigmatizzati. E così, quando Maria, madre di Cosimino (mai diminuitivo fu più adatto ad un piccolo tanto desiderato e amato), spingeva suo figlio a portare, ogni domenica un piatto di minestra ai vicini - poveri, seminava in lui il Dono della Carità, quella carità di cui Cosimo-prete fece scopo di vita. Mentre Vito, il padre, lo ‘legava al Cielo’ raccontandogli l’unica favola che conoscesse: quella miracolistica della sua nascita nella casa che è la “prima tenda”. La FUCI e la Cappella Bovio, la “seconda tenda”; qui torna Cosimo sempre più spesso e il Vuoto dialogale, il Silenzio amicale degli anni scolastici viene sopperito dall’ eloquente e muto sguardo divino. Cosimo reca fra le mani dell’anima i semi donati dai genitori; germogli che fruttano quando il profumo della fede lo porta a soffiare, nei solchi della POVERTA’, aliti di FRATELLANZA. 1967 “…ho lasciato la mia tenda…i passi del mio vagare Tu li hai sempre contati…”. Cosimo diviene consapevole fratello del pianto e del sorriso dei diseredati: la “terza tenda”. Le parole degli alunni Michele Noviello, Arcangelo Carbonara, Giuseppe Chirico, si intersecano alle note di “Fratello Sole, sorella Luna” e sfumano lasciando il campo ad angeliche voci: la musica lega in un afflato emotivo tutti i presenti. Missione della musica, missione della vita di ogni uomo, dalla nascita…al suo tramonto. E la missione di Cosimo, nel suo ‘eloquente silenzio’, diviene il tema della egregia lettura del prof. Vincenzo Robles, docente ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Foggia. Incastona, il relatore, in un preciso momento storico, ricco di travagli sociali, religiosi e politici, la figura del prete che ‘…ha vissuto non per lasciarsi raccontare, ma per testimoniare il suo incontro con Dio…’. Si rivede, il Robles, giovane fra i giovani del tempo ‘…tesi a combattere il tenace tradizionalismo tipico della vita religiosa…in attesa di quell’incontro-scontro del Mauriac, ripreso da Cosimo nella omelia del giorno della Ascensione…nell’eloquente silenzio…’. Il silenzio, il suo status vivendi, in attesa di ‘…scomparire nel Dio trinitario…’. Naturale complemento alla affascinante biografia tessuta di esperenzialità del prof. Robles, la colonna sonora di Ennio Morricone del film “Mission” emerge e si fa spazio dall’abside della chiesa nell’armoniosa simbiosi del flauto e del pianoforte…quasi gorgheggi divini le note del prof. Zotti e del prof. Mancazzo. E simbiosi è quella che lega tutti a Maria Grazia Grieco che dedica al padre “rubatole” da un pirata della strada, parole commuoventi nel ricordo delle sue forti braccia “…fatte d’onda stringono lievi danze di spuma, la mia anima naufraga cullata nel vago sussurro…” A lei si rivolge, con forte tenerezza, il suo prof. Giuseppe Naglieri: ha vissuto con lei l’esperienza del dolore; l’ha accompagnata, con i docenti del corso F e i suoi compagni, sulla strada della rielaborazione del lutto, in un tratto di vita -l’adolescenza- in cui le personali solitudini non dovrebbero mai innescare meccanismi di sociale chiusura e di isolamenti relazionali. Sottolinea mirabilmente il docente un concetto che per tutti dovrebbe divenire alto esempio di didattica formativa: i punti di debolezza e di fragilità di un essere devono e possono tradursi in punti di forza e di costruttiva progettualità per tutti. In questa dimensione, senza eclatante dictatum cattedratico, egli è stato tra-duttore dell’Io all’Altro. A Maria Grazia, fanciulla ora serena, aperta al mondo, viene offerta la borsa di studio dal dott. Damiano Stellacci a nome della Fondazione Amici di don Cosimo e a lei rivolge il sindaco dott. Raffaele Valla parole di encomio, dopo aver, con la misuratezza che lo contraddistingue, apportato il suo contributo esperenziale di incontro con Cosimo. Un altro gradito tassello, il suo, nella RI-COSTRUZIONE della figura di un uomo che ha ‘lavorato’ per Dio. Il prete sembra aleggiare, nella sua fragilità raccontata, fra il Cristo maestoso e protettivo e le foto che lo ritraggono e che scorrono vive e ricche di volti, di alunni, di relatori delle precedenti manifestazioni, su un grande pannello grazie alla perfetta rielaborazione grafica dell’esperto prof. Michele Savino. La serata sta per concludersi. Il Dirigente prof. Rucci, dopo aver pubblicamente espresso parole di gratitudine per la presenza del Primo Cittadino, del suo Segretario particolare Domenico Pantaleo, dell'Assessore allo Sport ed all'Ambiente Francesco Ragno e dei Consiglieri Comunali Domenico Sannicandro e Franco Natilla sottolinea ulteriormente la storicità e la significatività dell’evento, che “…apre con gioia ogni nostro anno scolastico e quasi diventa stile di vita all’insegna degli obiettivi formativi e comportamentali che tutti noi docenti cerchiamo di far raggiungere agli alunni che le famiglie ci affidano fiduciose nel nostro operato…” ed invita tutti a rendere valoriale ogni momento della vita che “…è sempre e comunque bella…”. Il coro, impareggiabile nella capacità di adattamento vocale a temi e musiche di generi diversi e ritmi vari, si appropria del suo semplice ma universale messaggio attraverso allegri vocalizzi de “La vita è bella” così che anche Benigni col suo folle spirito sembra essere presente tra i banchi della Chiesa. Poi le voci lentamente si spengono…e tra le navate ritorna il silenzio. Ognuno di noi riceve dalla nascita semi da spargere nei solchi della propria esistenza (Gibran)... …Nessuno però sa quanti, di quei solchi, riuscirà ad arare fino al suo tramonto: vivrà e fluttuerà nel vento dei suoi giorni e aliterà sulla sua terra per scorgere germogli teneri di nuove vite.
Si ringraziano per l ‘attiva collaborazione Nuccio Abbadessa, Tonia Calamita, Arcangelo Calvone, Concetta Parisi e la Dirigente Amministrativa dott.ssa Maria Teresa Minardi e tutti i presenti alla manifestazione, tanti e uniti nello spirito di don Cosimo al di sopra di ogni bandiera ideologica.
Titty Abbatantuono <Indietro>
|
| Album fotografico della manifestazione |